img_6181per2

26 Giugno ’16 – GdD Private Edition – by Roberto Castiglioni

Ciao Max,
a te è venuta la malsana idea di inventare il Giro del Demonio dopo aver partecipato alla Muretti Madness, a me è venuta quella altrettanto malsana di farlo e da solo. In realtà avrebbe dovuto esserci con me Alessandro che ben conosci ma non siamo riusciti a trovare una domenica in cui fossimo tutti e due liberi da poterla fare insieme, vuoi per impegni con la famiglia, cresime, ferie, maltempo e balle varie. Così una bella domenica di inizio estate sono partito all’ avventura. Premetto che era la seconda o terza volta che affrontavo un dislivello così importante.

Sveglia fissata alle tre per poter fare colazione con calma. Tutto era già pronto dalla sera prima, dovevo solo salire in bici e partire. All’Una e un quarto ero già sveglio perché avevo addosso qualcosa che non mi faceva più prendere sonno: sarà stata l’apprensione, l’adrenalina che cominciava a salire fatto sta che sono saltato fuori dal letto, mi sono riguardato più volte il percorso e le salite che avrei dovuto affrontare, ho fatto il pieno di carboidrati, preso la bici, acceso le luci e via.

Erano circa le quattro quando ho varcato il cancello di casa. La giornata si preannunciava serena: le previsioni davano bel tempo e caldo. Per non farmi mancare nulla, anziché partire dal luogo deputato, sono partito da casa allungando il giro di una trentina di km. Le salite bene o male le conoscevo quasi tutte: frequentando da una dozzina di anni le strade della Brianza e del Triangolo lariano, credo che ben poche mi rimangano sconosciute. L’Orlanda è stata la prima per rompere il ghiaccio: mi sono detto “ok, la prima è fatta, sotto con le altre”. Cremella, Sirtori e Lissolo le ho fatte decine di volte in sequenza o singolarmente e poi essendo brevi non danno fastidio più di tanto. Anche Montevecchia è una salita ben conosciuta e frequentata anche nelle uscite notturne perché, per chi non lo sapesse, ogni tanto mi concedo qualche uscita notturna solitaria o in compagnia del mio amico Alessandro.

La prima vera difficoltà è stata Giovenzana salendo dalla parte di Cagnano anche perché era la prima di una certa lunghezza e l’ultimo tornante prima di arrivare al ristorante in cima, mi ha fatto piuttosto male. Anche Villa Vergano ha il suo bel perché. Mentre mi avvicinavo alla salita di Lasnigo (Conca di Crezzo), mi sono affiorati alla mente due spiacevoli episodi capitati qualche hanno fa. La prima volta che l’ho fatta in compagnia di un altro amico, questo e letteralmente volato nella scarpata subito dopo il ponticello che c’è all’uscita del paese. Per fortuna niente di grave a lui tranne un’infinita serie di punture di ortiche mentre la ruota posteriore della bici era completamente storta. Anche allargando al massimo i pattini dei freni, la ruota toccava lo stesso e abbiamo dovuto farci venire a prendere in auto. Il secondo episodio riguarda me personalmente: è successo due anni fa poco oltre il punto dell’incidente del mio amico. Anch’io ho assaggiato la durezza dell’asfalto causa un salto di catena e mancanza di riflesso per sganciare la scarpa dal pedale. Anche qui poche conseguenze fisiche, solo abrasioni a ginocchio, anca e spalla mentre la bici è rimasta intatta.
Inutile dire che il clou della giornata era costituito dal Muro di Sormano. Credo fosse la terza volta che lo affrontavo e come al solito ho dovuto salire zigzagando nei punti più duri perché la ruota davanti si impennava. Giusto per la cronaca il rapporto usato è stato il 30×29: io monto la tripla. Il tratto più “rilassante” è stato il lungolago fino a Como per poi affrontare il Civiglio. Anche lui ha lasciato il segno anche perché a quel punto i km cominciavano ad essere tanti e il dislivello superato era tanta roba. Poi rimanevano gli ultimi strappi ma ormai il peggio era alle spalle.

In conclusione, alle 19, dopo 15 ore in sella, stanco morto ma soddisfatto dell’ impresa varcavo la porta di casa.

Roberto

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *