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24 Agosto ’16 – GdD Private Edition – il giorno dopo – by Marco Sassi

Passata la botta di stanchezza due considerazioni personali sul GdD ideato dal nostro Max Bigandrews

Il giro è tosto, davvero. Per ragioni logistiche non sono partito dallo start ufficiale bensì da Como.
Il mio inizio è stato quindi ai piedi della salita di Civiglio per concludere poi nello stesso punto. Questa libera interpretazione mi ha portato ad avere “Civiglio a colazione” e conseguentemente ha posizionato il “muro di Sormano a merenda” come ultima vera ascesa di giornata. Il percorso comprende ogni tipo di salita (dal muro da classica del nord a scalate più dolci e lunghe) ed ogni genere di fondo (asfalto, ciottolato, pavè e sterrato). E’ facile farsi ingannare dal grafico dell’altimetria pensando che la parte dura sia racchiusa nei km che vanno da Lasnigo alla Colma. Niente di più falso. La parte del giro che orbita intorno a Montevecchia è terribile. Un continuo susseguirsi di rampe, strappi, salitelle e muri con pendenze anche oltre il 20% che colpo su colpo logorano il fisico e la mente.

Come se non bastasse aggiungiamoci un paio di trasferimenti su sterrato (dalla cima del Lissolo alla chiesetta di Motevecchia ed un tratto di ritorno qualche kilometro dopo) che costringono a guidare sulle uova. La vista di Montevecchia diventa quasi un incubo. Penso per un attimo che sia l’ultima salita e che sia ormai giunto il momento di dirigere verso Canzo e invece lei è ancora lì che mi guarda e a volte mi deride. I rintocchi della campana che scandiscono le ore diventano un monito, come a voler sottolineare che non posso allontanarmi a meno che non siano loro a deciderlo.
Lissolo prima e Colle Brianza poi, una bella coppia d’assi, separati da muri e strappi vari. Dopo una fugace sosta alla panetteria tanto amata dagli stradisti riprendo il giro convinto di dirigere verso le grandi ascese. Povero illuso, una raffica di strappi e strappetti ad attendermi, ancora.

Doverosa la sosta al bar cremeria di Pusiano, punto di partenza di numerose avventure notturne ideate da Max.

La vista del lago del Segrino non è sufficiente a rassicurarmi. La traccia infatti, invece di costeggiare il lago per la via più naturale verso Canzo, svolta a sinistra per darmi modo di apprezzare gli strappi di Proserpio e Castelmarte. Con il morale sotto gli scarpini arrivo a Canzo. Una pittoresca deviazione in centro al paese mi concede il lusso di assaporare le pendenze della vecchia strada, pavè incluso. Dopo l’abitato ci sono i due giganti. Il primo passa per Lasnigo, conca di Crezzo e Barni. Non lo avevo mai fatto. A parer mio molto peggio del più blasonato muro di Sormano (che verrà poco dopo). Le rampe non regalano nulla e i pochi pianori per riprendere le forze sono più per il morale che per altro. Utilizzo tutti i modi leciti che conosco per procedere e ne esco in qualche modo.

Barni sembra il paradiso terrestre ed il centro anziani il Grand Hotel Excelsior. Gli sguardi dei nonnetti mi fanno capire che sia piuttosto evidente che sono ormai alla frutta. Riparto quasi subito, il tempo stringe. Contavo di terminare entro le dodici ore ma sono decisamente in ritardo sulla tabella di marcia che mi ero imposto.

Giù a Canzo e su verso la colma. Arrivato all’imbocco del Muro già immagino che stavolta, per la prima volta, vincerà lui. Sono davvero arrivato a raschiare il fondo. Ho perso il conto di quante volte mi son fermato. Ma contava solo arrivare in cima no? Al bar della colma divoro un panino volante e mi infilo la mantellina con ancora l’ultimo boccone tra i denti. Presto che è tardi.

La discesa è lunga verso Nesso e qualche energia riaffiora. Il lungolago passa via abbastanza svelto. Con l’impegno di un cronoman navigato e la velocità di crociera della sciura Maria in graziella arrivo a Como in 11 ore e 55 minuti.

Passata l’euforia del “fine giro” ripenso ai panorami che mi sono regalato, ai borghi in cui mi son trovato a passare, a quelle stradine scoperte solo grazie al titanico lavoro di tracciatura che Max ha fatto e ci ha messo a disposizione. Mi sento appagato e ripagato. Sfidare il giro, ambire al berretto/brevetto per il gusto di sapere che alla fine la fatica si dimentica ma la soddisfazione rimane.

Cos’è il GdD ? E’ quella cosa che mi fa guardare il muro di Sormano e pensare …per fortuna che manchi solo tu.

marcosassia

 

 

2 Comments

  1. Castiglioni Roberto

    Ho capito che sei un bel matto come me.. Bravo. Complimenti.
    Ciao
    Roberto

  2. Marco Sassi

    Onore e complimenti a te … che sei un pò più matto… perchè sei stato il primo a farlo in “private edition”! 🙂
    Noi matti siamo una grande famiglia … spero riusciremo presto a pedalare insieme … magari in qualche evento organizzato proprio dal “Re dei Matti” … il nostro MaxBigA ciao!
    Marco

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